La santità quotidiana di mamma Rosa

  di Saverio Gaeta


Destinataria di illuminazioni soprannaturali, in una delle quali la Madonna le promise dei figli preti, Eurosia Fabris Barban (1866-1932), con una vita esemplare di moglie e di madre, fu antesignana di ciò che il Concilio ha definito "Chiesa domestica".

È all’ombra del santuario mariano di Monte Berico in Vicenza che la beata Eurosia Fabris Barban maturò la sua grandissima devozione per la Madonna e ne ricevette visioni che illuminarono soprannaturalmente la sua vita. La più significativa avvenne nel 1891, poco prima della nascita del terzo bambino, quando la Vergine le comunicò di aver accolto la sua preghiera che qualcuno dei figli divenisse sacerdote: «Quelli ch’io metterò alla tua destra saranno sacerdoti; gli altri no», le disse.
Il racconto fatto in seguito da Eurosia descrive il prosieguo della visione: «Allora io con grande slancio di cuore raccolsi al mio fianco destro tutti i sei maschietti che vedevo lì presenti e che il Signore mi avrebbe poi mandati. Ma la Vergine, rimettendo alla mia sinistra i tre minori di essi, soggiunse dolcemente: "Questi tre soli, ch’io metto alla tua destra, saranno sacerdoti; per gli altri il Signore ha disposto altrimenti". "Madonna cara", io conclusi, "sono tanto contenta. Ve ne ringrazio di tutto cuore per questi tre prescelti, perché io non merito tanta grazia, tanto privilegio. Ma ve li offro e consacro fin d’ora tutti, tutti"».
Accadde esattamente così. Fra il 1918 e il 1921 vennero ordinati sacerdoti Giuseppe, Alberto Secondo e Matteo Angelo (frate minore con il nome di padre Bernardino) e la figlia adottiva Chiara divenne suor Teofania. Il più piccolo dei figli, Mansueto Antonio, morì invece di meningite a tredici anni mentre studiava in seminario. Altri due figli e una figlia si sposarono, mentre due ulteriori bambini, Angelo Luigi e Secondo Angelo, erano morti in tenerissima età fra il 1887 e il 1889.
Madre di una vasta famiglia
Eurosia, nata a Quinto Vicentino, in provincia di Vicenza, il 27 settembre 1866, a 4 anni, si trasferì con la famiglia a Marola (VI) dove rimarrà per  tutta la vita.
Frequentò solo le prime due classi elementari. Le bastò per imparare a  scrivere e a leggere i testi sacri o di argomento religioso come il  catechismo, la storia sacra.
Aiutava la  mamma anche nel mestiere di sarta A 12 anni ricevette la 1° Comunione
In  parrocchia insegnava il Catechismo alle fanciulle Nel 1885 una giovane sposa, morì, lasciando 2 figlie Chiara Angela e Italia, di 4 e 20 mesi. Per sei mesi,  ogni mattina, si recava a curare quelle bimbe e a riordinare quella casa.     Poi seguendo il consiglio dei parenti e dello  stesso parroco, dopo di aver pregato intensamente, accettò di sposare  Carlo. Il matrimonio fu celebrato il 5 maggio  1886, e allietato da nove figli, ai quali vanno aggiunte le due bambine  orfane.
Programmi di vita: profonda comunione  con il marito, del quale diviene consigliera e consolatrice; tenero amore  per tutti i figli; capacità lavorativa al di fuori della norma; attenzione  a farsi carico di ogni esigenza altrui; intensa vita di preghiera, amore a  Dio, devozione all’Eucaristia e alla Vergine  Maria.
Eurosia diviene per la famiglia un vero tesoro: non ebbe esitazioni ad associare alla sua già numerosa famiglia anche Diletta (cinque anni), Gina (tre anni) e Mansueto (dieci mesi), gli orfanelli della nipote Sabina, morta improvvisamente nel 1917 mentre il marito Paolo Mazzucco era soldato al fronte: tre nuove bocche da sfamare, ma soprattutto tre cuori da amare e da consolare. Finita la guerra, Paolo si risposò e riprese con sé le due bambine, mentre Mansueto volle restare con la mamma adottiva e successivamente entrò nei Francescani con il nome di fra’ Giorgio.
A «mamma Rosa», come tutti la chiamavano in paese, portare avanti il peso di una famiglia tanto vasta richiese sacrifici notevoli. Ma il suo sguardo non si limitò mai all’interno della propria casa, dilatandosi nell’orizzonte dell’intero circondario per aiutare chiunque avesse bisogno, sempre nella più totale gratuità. Faceva da balia ai bambini le cui mamme erano prive di latte,
accudiva ammalati abbandonati, ospitava e rifocillava viandanti e pellegrini, donava nascostamente cibo ai vicini in difficoltà.
Alle rimostranze che talvolta riceveva dal marito, preoccupato per la mancanza di denaro e di cibo, rispondeva con fede: «Coraggio Carlo, pensiamo che il Signore ci vede, ci ama. Penserà lui a cavarci d’impiccio. Ci soccorrerà di certo, almeno per i nostri bambini, egli che ama tanto l’innocenza»

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