DAusilio3

 

 

puntate

 

N. Y. Times Square -

Palazzo di Vetro

  


Hashville , percorso da Washington to Menphis

 

 

Monument Valley etc

 

 

La Death Valley  California

 

Memphi

 

Monument Valley

 


SAN FRANCISCO

 

Incorniciato dalla sua fantastica baia in cui le acque di turchese e di smeraldo continuamente si scambiano le reciproche tonalità , San Francisco è un caleidoscopio in cui grattacieli e natura si confondono unitamente ad una varietà di etnie , quante forse non ne ho mai incontrate nel mio vagabondare da globetrotter .

Qui in california ha messo il suo imprimatur il Santo di Assisi dando il suo nome a questa metropoli completata da Los Angeles a ricordo della chiesa di Santa Maria degli Angeli. Qui non solo queste due notissime città lo ricordano ma anche tanti piccoli villaggi dove i Francescani risalendo dal Messico punteggiavano di conventi ed abbazie questa splendida terra , avamposti di fede cristiana la cui ultima tappa fu per l’appunto la chiesa di San Francisco .

Qui si conclude la via francigena americana chiamata comunemente Camino Real .

Oggi la piccola chiesa costruita in stile adobe , quello ,per intenderci che alcune tribù indiane impiegavano per costruire i loro villaggi, è sommersa,quasi inabissata fra i grattacieli ma resiste ancora quale polo di fede come resistette al disastroso terremoto con successivo incendio del 1906 rimanendo,unico edificio, in piedi ed oggi testimone di quella immane tragedia . E’ per me importante visitarla per prima e coglierne il suo fideistico messaggio . Una preghiera e via alla scoperta dei fiori all’occhiello di San Francisco .

Sosto ammirato , per la versatilità architettonica , ad ammirare le belle ville di stile vittoriano dalle elegantissime finestre curvilinee che dalla fine del ‘700 alla metà dell’800 rappresentarono la moda costruttiva più ambita .

Quattro passi ed ecco alle viste Lombard Street, una via che,come un serpente , si snoda sinuosa in discesa quasi immersa nei fitti cespugli coloratissimi di oleandri e bouganville .

Nelle arterie principali mi diverto ad osservare i saliscendi, cosiddetti up and down, di vecchi coloratissimi trolley dimessi e donati alla città di San Francisco da molte città europee di cui portano il nome .

Mi porto sulla baia per ammirare l’imponente e spettacolare Golden Gate , il rosso lungo ponte che attraversa con un’unica arcata un braccio della baia . Sosto in un angolo della banchina mentre il ponte mi passa sulla testa come un grosso aereo e tale posto mi ricorda una drammatica scena del film Vertigo ( la donna che visse due volte ) con Kim Novak splendida interprete .

Il mio sguardo coglie per la prima volta un grosso scoglio che troneggia in mezzo alla baia : è il penitenziario di Alcatraz da cui,per lungo tempo si disse, fosse impensabile poter fuggire . Ma non fu così perché una clamorosa fuga di tre detenuti nel 1962 dimostrò che tale penitenziario non era poi di massima sicurezza come si era voluto far credere. Non si è però mai saputo che fine abbia fatto Frank Morris con i suoi due compagni ; storia avvincente portata sullo schermo da Clint Eastwod nel film “ Fuga da Alcatraz “. Ho voluto visitarlo dettagliatamente per cercare di cogliere gli echi del suo tetro,drammatico,intrigante passato. Varcata la soglia e due barriere di robusti cancelli , ecco apparirmi su tre piani distinti, in penombra, 336 celle anguste e tenebrose di 2 metri per 1. La vita dei detenuti doveva svolgersi ai limiti della pazzia e qui per oltre quattro anni dimorò Al Capone con tutta la sua corte unitamente ad altri svariati e pericolosi capi clan.

Lascio Alcatraz turbato cercando di scacciare dalla mente inquietanti pensieri e per mia fortuna ne vengo distolto dalla simpatica presenza di placide Otarie pigre ed indolenti sotto un tiepido sole .

Dal pacifico soffia un vento teso che dissipa la cortina di nebbia che fin dal mattino stazionava su San Francisco . Mi piace perdermi fra le strette e chiassose stradine del porto zeppe di ristorantini ammiccanti con le insegne piu golose e la mia scelta cade su una profumatissima e quanto mai invitante frittura di code di gamberi reali.

Un velo di malinconia mista a nostalgia mi assale : il mio lungo viaggio dall’Atlantico al Pacifico con oggi è veramente finito. Quanta ricchezza e quanta conoscenza porto dentro di me! E se ho potuto realizzare questo lungo e sospirato sogno lo devo in gran parte al mio antico compagno di liceo l’Ambasciatore Lorenzo Ferrarin il mio Virgilio, coltissimo e sempre pieno di iniziative da me pienamente condivise . Al contempo un altro sentito grazie all’altro mio compagno liceale ex ufficiale di marina Guido Turretta da oltre 40 anni trapiantato a San Francisco che mi ha ospitato nella sua bella ed accogliente villetta.

Dopo 8000 km percorsi in auto ed aver attraversato 18 stati degli U.S.A posso dire di aver avuto una buona infarinatura di vita americana e a questo grande popolo invidio tante cose , qualcuna forse meno ma il bilancio conclusivo è stato sicuramente positivo.

Il meglio che questo nostro mondo poteva offrirmi,in questa mia vita, forse l’ho visto e quindi debbo considerarmi un fortunato e come giornalista un privilegiato.

 

 

GIORGIO

20 GIUGNO 2010

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