La maternità è intelligenza

OMAGGIO ALLA MAMMA

 

. La maternità è intelligenza

 

“ Proprio per essere una buona madre, la donna ha bisogno di un massimo di personalità, di cultura, di razionalità”. Sono parole di Lucio lombardo Radice, contro una certa tradizione di pensiero, non solo relegata ad un passato remoto, che vedeva l’inutilità dell’istruzione della donna, perché “tanto sta in casa ad accudire ai figli”; e per secoli è stato così, e continua a esserlo in tanta parte del mondo. Ma il ruolo di mamma è il più difficile e complesso che esista, perché “seguire, indirizzare, correggere, sviluppare una creatura che si va lentamente e faticosamente formando,… correggere il suo egoismo, o frenare la sua generosità eccessiva, per aiutarla a farsi degli amici o per distoglierla da cattive compagnie…,implicano un impegno intellettuale intenso e difficile”- continua l’autore.

Ma “un massimo di cultura” non significa solo erudizione; allude a qualcosa di più profondo, di più complesso, che investe l’anima, la mente, il cuore; che nutre la capacità di ascolto, la disponibilità, ma anche l’autorevolezza nel saper dire di “no”, con equilibrio.

Se pensiamo alle nostre mamme o alle nostre nonne “forgiate” dalle asperità del vivere, dalla povertà e dalla durezza della vita, (situazione endemica nella nostra civiltà rurale solo fino a cinquanta / sessant’anni fa), ci rendiamo conto che anche senza istruzione scolastica, erano le vere depositarie del sapere tradizionale, di quella cultura dei nostri avi, che faceva di loro delle icone dell’amore familiare, fatto di dedizione totale, di fede, di rispetto dei valori cristiani, ma anche di ordine che si coniugava con il senso del dovere: messaggio educativo “potente” per i figli, perché aveva la forza dell’esempio.

E quando intorno alla tavola o nella stalla intonava il rosario, era la mamma che sapeva riunire tutti, grandi e piccoli, per ringraziare il Signore, per invocare la sua benedizione; e allora la famiglia diventava una vera piccola chiesa.

Il centro della famiglia era lei; e pur dovendo lavorare nei campi accanto al marito, sapeva “gestire” la complessità del vivere quotidiano, educando le nuove generazioni anche al valore del sacrificio, ma soprattutto al rispetto della vita, intessuta di religiosità e di fede nella Provvidenza.

Ecco, quel “massimo di personalità” di cui parlava Lucio Lombardo Radice, forse voleva riferirsi anche a questo. E potrebbe essere un richiamo prezioso, per farne tesoro proprio oggi, contro certe “proposte” culturali, che avrebbero bisogno di ripensamento e di riflessione critica.

 

 

Mariella Maistrello

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