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MISSIONE BURUNDI

GENNAIO 2010

 

DIARIO DI BORDO

prima parte : inizio del viaggio

seconda parte : Muremera

 

 

Aggiornamento SMS 17 gennaio:

Un saluto da Muremera.Ieri ho incontrato il ministro per l'energia. Oggi S.Messa con la comunità parroccchiale. Il parroco mi ha regalato due galline vive. Poi ho portato due gemellini al dispensario perchè hanno qualche problema di dissenteria. Manca l'acqua. Noi stiamo bene.   Don Emanuele

      seconda parte : Muremera

Don Emanuele

Venerdì 15 gennaio 2010: MUREMERA!!!

 

Muremera. Suona ormai così, come una ninna nanna, questo nome esotico, quasi fosse un nome di famiglia, una località delle proprie origini, insomma, in una parola, casa tua. Ormai è entrato nella memoria della mente e del cuore e non ne possiamo più fare a meno.

 

Anche stamattina ho celebrato la messa per la Congregazione nel santuario della Madonna della Misericordia, presso la casa Madre di Gitega. Dopo una colazione abbondante a base di prosciutto e frittata alle cipolle con marmellata di fragole, colazione adatta ad affrontare la giornata di viaggio che ci sta davanti, abbiamo preparato i bagagli con tutte le scorte raccolte al seguito. La jeep è stracolma. Partiamo alle 10.30 circa. Decidiamo di seguire il consiglio dell’arcivescovo di Gitega che ci indicava una scorciatoia di montagna per evitare la strada di Makebuco che, come dice la parola, è tutto un crivello (le buche sono più deleterie sulla strada asfaltata che non sulla pista, perchè l’asfalto crea degli spigoli aguzzi e taglienti come lame che possono danneggiare i copertoni). La decisione non ci delude. Non solo perché evitiamo le buche e la pista è ben battuta, benché piuttosto stretta; ma anche perché il paesaggio è incantato. È impressionante che lungo il tragitto di 50 Km abbiamo incrociato solo un autovettura. Ad un certo punto, poi, si è aperta davanti a noi una valle incantata con un torrente gonfio di acque che la solcava tutta e le creste delle colline ricche di aghifogli ed eucalipti. Arriviamo a Ruighi con una certa celerità. Lì facciamo una pausa per acquistare la ricarica del cellulare che poi non si potrà più trovare. Poi via per la fatidica pista direzione Cancuzo che, con mio grande gaudio, sta per essere sistemata ed asfaltata. Si prevede che i lavori saranno ultimati nel 2011. Verso le 15.00 avvistiamo Muremera: il classico miracolo nella savana… I bambini ovviamente ci attendono con danze e canti al suon del tamburo. Le ragazzine più grandi con uno speciale costume (confezionato, scoprirò più tardi, dalle suore con tessuto portato qui con l’ultimo container) formato da una lunga gonna e da una fascia alla testa, dello stesso colore della gonna. Severino mi salta in braccio appena apro la porta ma anche gli altri non sono meno affettuosi e manifestano grande gioia. Quando saluto sr.Josefine, la superiora, non riesco a nascondere la commozione e le lacrime: dopo quest’estate non ci siamo più visti e in mezzo c’è stato il disastro dell’incendio. Lei, però, si dimostra come sempre allegra e giocosa (nonostante la sua maturità perché, penso, vada anche lei verso i 55).

Entrati nella sala da pranzo ci raggiungono subito P.Simon, P.Aloys, parroco di Muremera e P.Joseph viceparroco. Così, insieme alle suore,  si forma una vera tavolata di fratelli. I miei confratelli di qui sono veramente grandi: vivono in una povertà estrema eppure sono sempre lieti  e sorridenti, pronti alla battuta di spirito. P.Simon adesso si trova a gestire da solo come parroco una comunità di 36.000 abitanti che, nonostante il numero, non riesce a raggiungere la cifra necessaria per comperagli una jeep in modo che possa muoversi verso le varie cappelle succursali. Consegno a P.Simon alcuni regali: una camicia da prete, un dopobarba e 650 Euro di Sante Messe da celebrare secondo le intenzioni. Intanto fuori i bambini fremono perché vorrebbero già sentire il suono della chitarra. Io esco da loro e chiedo un po’ di pazienza: prima voglio vedere il lavoro di restauro fatto all’edificio dopo l’incendio. È stato fatto un ottimo lavoro addirittura con qualche miglioria strutturale ed estetica. Manca però l’impianto elettrico. Dall’altra parte del piazzale sono già state depositate decine di migliaia di mattoni, pronti per la costruzione del nuovo padiglione per i neonati: altro piccolo segno che bisogna presto partire con l’opera.

La cena sobria e cordiale conclude la giornata. Per festeggiare il nostro arrivo offro alla piccola comunità di suore un panettone e una bottiglietta di torcolato di Breganze: merce di lusso da queste parti…ma loro se lo meritano davvero!

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Sabato 16 gennaio 2010

Mattino

Dopo una notte di grande silenzio e di sonno profondissimo (qui in mezzo alla savana si sente solo il canto dei grilli e regna una pace indescrivibile) il risveglio dura una mattina intera. È la classica giornata della catalessi africana che ho imparato a conoscere bene e che ritorna ogni anno. In pratica mentre si è qui, accade che improvvisamente, per un giorno o due si cade in una sorta di assopimento dei sensi e di annebbiamento del pensiero. Non so esattamente quale sia l’origine di questo fenomeno ma so che si ripete tutti gli anni e che spesso sfocia in tensioni e litigi se si viene in gruppo con dei volontari. Accade sempre e credo che sia bene avvisare chi viene giù di questo fenomeno che in taluni può trasformarsi anche in una crisi di panico. Trovarsi qui, lontani dal mondo e dalle comodità, senza corrente elettrica e magari senz’acqua (come è accaduto da quando siamo arrivati e non si sa perché). Avere assistito inermi a tanta miseria in giro per le strade. La visione di un popolo perennemente in cammino, senza mezzi e senza risorse. Un orfanotrofio in mezzo ad una specie di deserto verde. Quattro suore e altrettante inservienti generose e brave ma impossibilitate a fare tutto fino in fondo quello che ci sarebbe da fare. Il modo di affrontare i problemi “buke buke” (piano piano) e con una certa abbondante dose di fatalismo tipico di questa gente. Tutto questo, condito magari da un clima in continua evoluzione tipico della stagione delle piogge (caldo cocente di giorno e poi freddo da brividi la notte e sempre tanta umidità), tutto questo e altro che ciascuno può aggiungere, fa facilmente saltare i nervi ad un occidentale poco avvezzo a situazioni del genere. Quando si esplode ci si butta in genere in un attivismo istintivo e irrazionale, senza meta: facciamo questo, facciamo quello… così vinciamo questo stato di catalessi…. È qui che i Barundi, vedendoci, ci guardano con occhi curiosi e compassionevoli, un po’ sornioni allo stesso tempo. Il bazungu (l’uomo bianco) non sa vivere senza i suoi mezzi e si agita sempre. Quando poi tu, bazungu, ti accorgi che così non concludi nulla, cadi in questa specie di stato di sospensione e di spossamento generale. Questa volta il fenomeno si è ripresentato ma lo ho affrontato da esperto cercando di restare tranquillo e un po’ indifferente a me stesso. Penso sia questo il sistema migliore per superare bene questa specie di fase rem del sogno africano.

 

Mi sono dunque recato a vedere la nuova jeep dell’orfanotrofio, quella donata dalla società che gestisce una miniera di nichel a due km da qui. Questa jeep è proprio come l’avevo pensata io per il nostro orfanotrofio: 4 porte, 5 comodi posti a sedere ed un capiente cassone dietro. Il vantaggio è che si tratta di una jeep nuova: ecco un altro bene uscito dal male che è stato l’incendio di Muremera.  È così bella una jeep così che qui già qualcuno ci ha puntato l’occhio e ha fatto delle battute poco rassicuranti. Così sr.Josephine ha chiesto il rafforzamento del piantone dell’esercito che c’è vicino al garage dell’orfanotrofio (i sei giovanotti, tutti intorno ai vent’anni, abitano sotto quattro lamiere messe su come meglio si poteva). Due di questi militari accompagnano sr.Josephine in ogni suo viaggio. Così anche questa mattina siamo andati alla sede della miniera a fare scorta di acqua. Con noi due bambini: il simpaticissimo Severino Rufaga e il più timido Jean Marie, un assistente volontario e due soldati. L’avventura si è presentata subito interessante: sembrava di andare a fare un’operazione di  guerra, un po’ sui generis per la verità.

 

 

Pomeriggio

 

INCONTRO CON IL MINISTRO PER L’ENERGIA

DELLA REPUBBLICA DEL BURUNDI

On Samuele Ndayiagije

 

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Il pomeriggio verso le 16.00 è arrivato all’orfanotrofio il ministro per l’energia del governo del Burundi. Già prima del viaggio avevo auspicato questo incontro che si è realizzato nella massima cordialità. Il ministro che si è formato in Belgio ed è anche docente di geologia e agronomia all’università di Bujumbura, è originario di Cankuzo, la città più vicina, ed è quindi è molto legato a Muremera. Nei giorni dell’incendio dell’orfanotrofio, l’11 settembre 2009, si trovava giusto qui per la miniera di Nichela da poco scoperta in questa zona, a due Km dall’orfanotrofio. Il ministro si è dato subito da fare per soccorrere i nostri bambini.

Addirittura ha voluto adottarne uno, Claude, di cui è divenuto anche padrino di battesimo. Mi ha stupito molto la sua confidenza e la sua tenerezza verso i nostri bambini che lo avvicinano con naturalezza perché lo conoscono bene. È merito suo se l’orfanotrofio è stato sistemato velocemente e bene, se i bambini sono stati prontamente soccorsi anche dall’ONU, se la casa è stata dotata di una jeep donata proprio dalla società che gestisce la miniera e se presto arriverà anche qui la corrente elettrica. Proprio di questo abbiamo parlato assieme al ministro, nel salotto dell’orfanotrofio. Dopo averlo ringraziato per le generosa opera svolta a favore dei bambini di Muremera gli ho manifestato la nostra intenzione di ingrandire l’orfanotrofio e magari in futuro di costruire anche una scuola professionale, che insegni un lavoro ai nostri bambini una volta divenuti grandi. Lui mi ha detto che il Governo ha già deliberato di donare a Muremera dei pannelli solari per la produzione dell’energia elettrica. Questo progetto che il Governo sta portando avanti per altre realtà, vede Muremera al primo posto nella lista delle località programmate per questo servizio. Entro fine febbraio 2010 dovrebbe essere istallato l’impianto. A una mia domanda riguardante la manutenzione che tale particolare impianto richiederà, il ministro risponde rassicurandomi che la gestione dello stesso verrà curata da una squadra di tecnici appositamente addestrata e che controllerà costantemente impianti analoghi di tutta la regione. Per quanto riguarda il potenziamento della fornitura elettrica a Muremera il ministro mi dice saggiamente che esso sarà condizionato allo sviluppo del nostro progetto. Dice chiaramente che questo sarà possibile solo quando i desideri diventeranno una realtà concreta e in tal modo mi offre anche una indicazione chiara circa la direzione operativa da prendere qui a Muremera. Dopo aver fatto questa chiacchierata molto fruttuosa e utile, offriamo al ministro dell’ottimo Sauvignon della cantina Cavazza dei Colli Berici, vino che egli dimostra di gradire molto chiedendomi peraltro se sarà possibile in futuro importare una vigna anche a Muremera per produrre vino anche qui! L’incontro si conclude affabilmente con l’arrivo del parroco di Muremera, P.Aloys, e con il dono al ministro di un’altra bottiglia di vino, questa volta nero, di un pezzo di formaggio Asiago del Pennar, di un bella parte di coppa affumicata e di un dolce italiano.

 

 

Aggiornamento SMS 17 gennaio:

Un saluto da Muremera.Ieri ho incontrato il ministro per l'energia. Oggi S.Messa con la comunità parroccchiale. Il parroco mi ha regalato due galline vive. Poi ho portato due gemellini al dispensario perchè hanno qualche problema di dissenteria. Manca l'acqua. Noi stiamo bene.   Don Emanuele

 

Domenica 17 gennaio 2010

 

Al mattino alle 7.30 inizia la Santa Messa della parrocchia. L’accoglienza è festosa, la celebrazione solenne coi tipici canti e danze di qui. P.Aloys, vestito in talare bianca, ci accoglie con parole fraterne di stima e di riconoscenza. Il Vangelo delle nozze di Cana caratterizza questa seconda domenica del tempo ordinario nell’anno C. L’omelia in lingua kirundi è efficace. Mi colpisce quando P.Aloys, paragonando il miracolo del vino ai sacramenti, denuncia il ricorso alla divinazione da parte di molti cristiani della parrocchia che alla mattina vanno a messa e poi nel pomeriggio fanno i riti divinatori della tradizione animista. P.Aloys batte i pugni sull’ambone mostrandosi indignato. È giovane, deve avere sui trent’anni, ma si manifesta molto deciso, esperto, autorevole e intelligente. La gente dimostra di condividere e anche di gradire la reprimenda e risponde con acclamazioni di consenso. Al termine della messa il parroco mi regala un cesto chiuso piuttosto pesante. Quale sorpresa quando, aprendolo, vi trovo un gallo e una gallina vivi, piuttosto traumatizzati, con uova al seguito, pigiati sopra un letto di fagioli. L’assemblea, forse anche vedendo la mia faccia stupita, esplode in una risata e in un boato di applausi. Poi prendo la parola e li ringrazio per l’attenzione che hanno usato verso l’orfanotrofio in occasione dell’incendio e dico loro alcune altre cosette….

 

Dopo la messa, che finisce verso le 10.00 mi reco a far colazione con i sacerdoti di Muremera presso la canonica. Questo edificio abbisognerebbe quanto prima di un radicale restauro o forse di un rifacimento in toto o di un’altra realizzazione ex novo. Già P.Simon ed ora anche P.Aloys spererebbero in un nostro aiuto. Io sento anche questa urgenza per aiutare Muremera, ma ci dovrà pensare la provvidenza….magari come regalo a questi bravi sacerdoti, in occasione dell’anno sacerdotale.

 

Dopo queste vicende, giunto all’orfanotrofio, accompagno due suore con relativi bambini al dispensario. I due piccoli, due gemelli (Mukuru e Butoi), hanno la dissenteria da un paio di giorni ed è bene intervenire. Mi accorgo che la ruota della jeep è di nuovo sgonfia e credo a questo punto che sia forata. Vedremo domani cosa fare. Qui in Africa i problemi non si affrontano di petto ma si cerca di aggirarli ammansendoli o eludendoli, buke buke, piano piano.

Nel dopo pranzo ho un crollo di stanchezza e vado a riposare. Dormo fino a quasi le 17.00! Erano mesi che non capitava un sonno così: la calma di Muremera mi permette di gustare il riposo come non mi capita mai a casa.

 

Verso le 18.00, mentre sto osservando con Gemma le caprette del piccolo allevamento dell’orfanotrofio, i bambini e i ragazzi mi chiedono di suonare la chitarra. Da lì comincia una comunicazione eccezionale con loro fatta di musica e di danza. Ad un certo punto è il ritmo della danza a prevalere e le ragazze si lanciano in una serie di spettacolari coreografie e canti gioiosi fino quasi alle 20.00! Per fortuna verso la fine distribuiamo aranciata a tutti rendendo ancora più frenetica la danza ma anche conducendola verso una conclusione che prepari alla cena. Penso che se non ci fosse stato questo diversivo i ragazzi avrebbero proseguito i loro salti fino a tarda notte. È verso la fine che mi chiedono di rimanere qui con loro per sempre, e, lo dico francamente, non è facile schermirsi davanti ad un invito così…. Fortunatamente sono cosciente che il loro bene qui è legato al mio essere sempre al mio posto in Italia, e tanto basti a rispondere almeno a me stesso, se non mi è possibile rispondere a loro.

 

Lunedì 18 gennaio 2010

 

La mattinata si svolge per me a schedare i bambini nuovi dell’orfanotrofio per consegnare al dott.Aldo Tegazzini i dati delle nuove reclute. Gemma va a fare finalmente bucato sfruttando quel filo di acqua che infine esce dai rubinetti dei lavandini. Approfitto per fare qualche fotografia ai mattoni che sono stati accumulati nell’area dove sorgerà il padiglione per i bebè: sono qualche decina di migliaia, sicuramente. Realizzo concretamente anche l’idea di stilare un pro-memoria per i volontari e butto giù due pagine di dati… Finché sono qui è più facile avere presente che cosa veramente serve e che cosa è meglio lasciare a casa.

 

INCONTRO CON I SACERDOTI DELLA PARROCCHIA DI MUREMERA

 

Nel pomeriggio mi reco dai sacerdoti della parrocchia per un incontro di verifica, scambio e programmazione. Il clima è allegro e fraterno. P.Josefu esplode di allegria quando tiro fuori il pallone da calcio (loro hanno attualmente un pallone di stracci): è evidentemente un patito del calcio e indossa per l’occasione la tuta di ordinanza della squadra del Lonigo con tanto di pubblicità della ditta Loro: ecco il  contenuto del famoso scatolone spedito nell’ultimo container. Consegno ai confratelli anche le Sante Messe che ho portato per loro: 100 per P.Aloys Cambara, il parroco, 25 per P.Merchiorre e 25 per P..Josefu. Per ciò che attiene il progetto del negozio parrocchiale i sacerdoti mi comunicano che ci vogliono vestiti per tutti e non solo per i bambini: servono Tute sportive, scarpe da ginnastica, ciabatte. Gli articoli religiosi sono molto apprezzati. Bene le immagini procurate precedentemente, meglio se più grandi. Servono poi lampade come quella fotografata sul cellulare, lampadine 12 volt e 15 watt. Mini dv per la telecamera.

 

I sacerdoti accolgono poi con entusiasmo il mio desiderio di costruire una cappella per l’orfanotrofio, dedicata alla madonna di Lourdes con tanto di grotta. È mia intenzione costruire davanti alla cappella un grande piazzale in modo che il sito possa essere utilizzato come centro di

raduni religiosi e punto di arrivo delle processioni nelle feste della Madonna. Tutti accolgono favorevolmente la proposta e si impegnano a mettere insieme le forze per realizzarla.

Infine propongo loro di stilare un progetto per una canonica nuova. Quella esistente penso sia difficilmente restaurabile perché si trova in uno stato pietoso. Meglio costruirne una nuova, adeguata anche alle nuove esigenze di questa dinamica e unita comunità di preti giovani. Intanto faremo con il nostro ingegnere il progetto, un bel preventivo e poi cercheremo dei benefattori o delle risorse per realizzarlo. Perseguendo una cosa alla volta e con l’aiuto della Provvidenza che ci siamo impegnati ad invocare insieme, faremo certamente tutto e bene per la gloria di Dio e la salvezza delle persone che serviamo in suo nome. Un’altra sfida buona per celebrare bene quest’anno sacerdotale!

 

La sera alle 18.00, calato il sole, celebro la messa con i bambini e le suore, sotto la tenda montata dall’ONU in occasione dell’incendio e che attualmente funge da refettorio, in attesa dell’ampliamento. Mi commuovo sempre quando vedo che Gesù è anche qui, anzi è molto presente qui, con questi ultimi della terra: ha piantato la sua tenda in mezzo a loro e come se è presente. Che fine avrebbero fatto questi piccoli se lui non ci fosse mai stato?

 

Nella notte: contemplazione del cielo stellato…mai visto niente di simile!!! Tante stelle da abbagliarti! Che silenzio, che pace! Passa la piccola Dorotea che porta in spalla il suo fratellino più piccolo e mi sussurra all’orecchio: Patiri Emanueli…gnegneri! (Padre Emanuele: le stelle!)

 

Martedì 19 gennaio 2010

 

La ruota della jeep è completamente a terra. Viene un tecnico della miniera per vedere cosa fare. Intanto gonfia il pneumatico. Bisognerà cambiarlo non appena giunti a Gitega, domani. Andiamo in centro alle scuole elementari per informarci circa l’arrivo dei quaderni raccolti da Aldo e Laura Tegazzini. L’accoglienza dei bambini è allegra e festosa: arriviamo proprio al momento della ricreazione e tutti ci corrono incontro. Chiedo alla prima insegnante che incontro di radunare i bambini sotto la bandiera del Burundi che sventola alta sul pennone posto in centro al piazzale della scuola. Tutti si ammassano. Saranno 200-250 bambini in tutto. Non capiscono che devono stare lontani dall’obiettivo fotografico e tutti cercano di avvicinarsi a me. Finalmente a forza di dai e dai e con qualche “vischiata” della maestra (il metodo Pestalozzi qui è usato ancora senza molto riguardo e pare essere efficace) si ottiene un po’ di ordine e di silenzio: ma per starci tutti nell’obiettivo si viene fuori molto piccoli!

Incontro poi le maestre della scuola perché il direttore è a Ciankuzo. Mi dicono che i quaderni sono arrivati e che la loro distribuzione è prevista per venerdì. Incaricherò il parroco di filmare la cerimonia visto che venerdì saremo già di nuovo a Bujumbura, da p.Modesto.

 

Visitata la scuola prendiamo la strada che porta al parco del fiume Ruvubu, il più grande parco naturalistico del Burundi. Dopo il pagamento del biglietto che richiede circa un quarto d’ora di negoziati, secondo l’usanza locale, ci inoltriamo nel folto della ridente flora del parco seguendone la pista principale. A scortarci uno dei soldati dell’orfanotrofio, Egide, 20 anni, che io battezzo subito “la guardia svizzera”: ad ogni spostamento fuori l’orfanotrofio siamo costantemente scortati da questi ragazzi in tuta mimetica e con kalashnicov in spalla e magari un santo rosario di plastica al collo, sempre sorridenti. Arriviamo fino al ponte che attraversa il fiume e scatto diverse suggestive fotografie al gonfio e limaccioso corso d’acqua che va verso la Tanzania a pochi Km da qui, ad alimentare il Nilo (non dimentichiamo che proprio qui in Burundi, a Ruvubu, nasce il lungo fiume africano). Tornati a casa abbiamo fatto troppo tardi perché Gemma si metta ai fornelli per preparare ai bambini il riso con dentro il buon salame fatto e donato da Norberto De Boni: lo faremo stasera.

 

La benedizione della prima pietra

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Con più di un’ora di ritardo ed esattamente verso le 16.45, iniziamo la celebrazione della benedizione della prima pietra del nuovo padiglione. Per l’occasione sono arrivate da Gitega la madre generale sr.Odette e l’economa generale sr.Bassa, con la jeep-camion guidata dall’ingegnere, il signor Sylver Sebarema. Sulla cassa della jeep diversi scatoloni dell’ultimo container. Fa impressione vederli scaricare qui. Sono così abituato a prepararli a Lisiera insieme con i ragazzi delle medie, con le loro catechiste e con altri volontari che vederli giunti a destinazione mi allarga il cuore, mi fa percepire la inconsistenza della sottile linea invisibile che unisce le nostre distanze. Infatti, anche se separati da migliaia di km, siamo una stessa famiglia nella quale ci si comunica doni meravigliosi: primo fra tutti la carità.

 

Alla benedizione della prima pietra del padiglione partecipano anche il parroco di Muremera e il vicario parrocchiale P.Merchiorre. Celebriamo insieme la messa del giorno nel corso della quale battezzo anche i due ultimi arrivati: Marie e Leonidas, due gemelli giunti qui il 4 gennaio scorso. Come sono piccoli!!! Mi convinco ancor di più, osservandoli, sulla necessità di fare al più presto quest’opera per i più piccoli…sono sempre più numerosi qui a Muremera e sempre più bisognosi di cure adeguate. Li portano anche da molto lontano. Anche sotto la tenda, dove celebriamo la messa, sono molti i lattanti che strillano e si muovono. È una comunità cristiana molto vivace quella di Muremera e sono così contento che il parroco P.Aloys, che avrà 6-7 anni meno di me, condivida la gioia di accogliere nella propria comunità cristiana questo florilegio di primule profumatissime.

 

Dopo la messa una bella cena a cui sono presenti anche alcune autorità del posto. Intanto in cucina aiuto Gemma a preparare un buon risotto con tanto grana dentro (lo dobbiamo finire perché sennò tra un po’ si mette a camminare da solo!). Apro anche due bottiglie di buon vino nero che qui sono una curiosità e anche queste sono le ultime. Visto che non ho più intenzione di recarmi a Bugwana, perché incontrerò P.Ruben a Bujumbura, è bene finire tutte le scorte che avevo preparato ed è meglio consumare qui anche i biscotti e gli snack vari, così i bambini mangiano qualcosa di diverso dal solito riso e fagioli. A cena il clima è davvero fraterno. Ci ha raggiunto anche P.Josefu, l’altro vicario parrocchiale, quello amante del pallone: un simpaticone. In due giorni ha già rispolverato l’italiano imparato da autodidatta con l’aiuto di una suora missionaria italiana e attraverso di lui si riesce a comunicare in qualche modo anche con gli altri sacerdoti. Abbiamo creato davvero un bell’affiatamento tra noi sacerdoti e penso che non ci poteva essere modo migliore per me per celebrare questo cuore dell’anno sacerdotale stando con questi miei confratelli che abitano ai confini del mondo.

 

Prima di andare a dormire gli ospiti più grandi, ragazzi e ragazze delle medie, mi chiamano fuori dalla casa e una di loro legge un discorso accuratamente preparato. Mi commuove veramente questo loro gesto così gentile e ardimentoso per dei preadolescenti africani. È un momento di commozione per tutti e scende qualche lacrima. Il piccolo Rufaga continua ad appoggiarsi alla mia gamba e a cercare una carezza. Lui sa che alla fine arriveranno in bocca anche un paio di bombo (caramelle) ma gli occhietti sono lucidi. Mai come in questo momento ho toccato con mano in che cosa consista la paternità del sacerdote, di cui tanto mi si istruì fin dagli anni del seminario. Con questi bambini e ragazzi ci vogliamo davvero bene: loro sono senza genitori e io senza figli, ma insieme formiamo una vera famiglia. Ovviamente non manco di dar loro anche qualche raccomandazione, che crescano bene, in salute nel corpo ma anche nello spirito.

                                                                                              Don Emanuele

arrivederci al prossimo aggiornamento....

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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