Mamma Rosa ha ancora da insegnare

La chiesa non è stata sufficiente per accogliere la moltitudine di persone venute a rendere omaggio all’umile donna del popolo che è venerata sugli altari.
Una processione devota e composta è partita da via Castello,

dove mamma Rosa abitava in mezzo alla rigogliosa campagna in una casa modesta tra il verde della natura, e lungo il tragitto si sono intonati canti, e innalzate preghiere.
Tutti volevano onorare l’umile figlia del popolo che ha insegnato l’umiltà, la modestia e si era sentita piccola davanti a Dio, lei che ora è grande davanti agli uomini.
Giunti alla chiesa, i devoti assai numerosi, si sono raccolti in un grande spiazzo appositamente preparato per dar modo ai presenti di assistere alla celebrazione eucaristica.
Accanto all’altare hanno trovato posto il vescovo Nosiglia e numerosi sacerdoti concelebranti.
Da un lato, ben visibile, l’immagine della beata. Vicino all’altare era posto perfino un reliquiario contenente il cerebro della santa, ritrovato in stato di perfetta conservazione al momento in cui ne furono recuperate le spoglie.
Secondo il modo comune di pensare il cervello è sede della sapienza - non sempre appannaggio dei grandi sulla terra - anzi molto spesso è un dono riservato agli umili, come mamma Rosa.
Lei è stata la prima ad essere beatificata “extra urbem”. Con l’avvento di Papa Benedetto XVI, la solenne liturgia potè essere celebrata il 6 novembre 2005 nella cattedrale di Vicenza, presieduta da mons. Cesare Nosiglia.
Ora, a distanza di quattro anni, il vescovo ha proclamato, tra la sorpresa gioiosa degli astanti, mamma Rosa patrona dei catechisti, aggiungendo così una gemma fulgente alla sua corona di gloria.
Sembra quasi impossibile, eppure la nostra beata, fin da adolescente, tra le pareti domestiche e sulle ginocchia dei genitori, ha imparato a conoscere le nozioni fondamentali della dottrina cristiana.
Il suo parroco, venuto a conoscenza di ciò, le ha affidato senza alcun tentennamento il compito di insegnare il catechismo. Cosa che lei faceva volentieri ogni domenica, ma anche nei giorni feriali.
Raccontano che aveva un’arte speciale per farsi ascoltare e per istillare nella mente dei piccoli le nozioni anche più difficili.
L’arcivescovo Nosiglia ha giustamente sottolineato che lei era una mamma straordinaria e che «i genitori sono i primi educatori alla fede e alla vita cristiana».
Alla fine della messa è stato “lanciato” il nuovo inno a mamma Rosa con le note festose di padre Cozza, parole di Costantini, mentre il parroco don Dario Guarato non riusciva a nascondere la sua più viva soddisfazione.
Mamma Rosa, ottima catechista, ha insegnato a schiere di ragazzi come raggiungere il cielo e godere la vita eterna. Ora continua ad insegnare anche a noi la pratica cristiana e la virtù:
un fiore che non avvizzisce mai.

don Giulio Perini